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Medicina e Chirurgia senza sangue





La medicina senza sangue (“bloodless medicine” o “transfusion free medicine” della letteratura medica internazionale) costituisce un moderno campo di ricerca nel quale si studiano le diverse strategie per ovviare all’uso del sangue di donatore nel trattamento delle patologie medico-chirurgiche.
Le ragioni di tale ricerca sono molteplici. Benché il sangue sia oggi più sicuro che mai dal punto di vista infettivologico, questa relativa sicurezza è avvenuta al prezzo di più alti costi gestionali e di una severa selezione dei donatori; inoltre, le infezioni trasmissibili con il sangue da agenti noti mutanti od emergenti ex novo costituiscono purtroppo una spada di Damocle non eliminabile, specialmente come conseguenza della moderna globalizzazione.

Nell’ultimo decennio tuttavia l’attenzione dei ricercatori si è spostata sui complessi effetti immunomodulatori del sangue (“TRIM” –“transfusion related immunomodulation”) e sulle conseguenze delle alterazioni delle sue componenti durante lo stoccaggio (“storage lesions”). In molti lavori scientifici sono stati riferiti notevoli effetti indesiderati dell’uso del sangue, soprattutto nell’area chirurgica, come: maggiore incidenza di infezioni perioperatorie, ritardo della guarigione delle ferite, prolungamento delle degenze ospedaliere, accentuazione delle disfunzioni multiorgano e maggiori tassi di recidiva nella chirurgia oncologica. Al di là dei problemi sopra menzionati, la ricerca nella medicina senza sangue trova le sue ragioni nelle situazioni in cui il sangue non può essere utilizzato (perché rifiutato per motivi religiosi o perché non disponibile) o in cui la sua utilizzazione è altamente problematica (come nei casi di pazienti affetti da anemie emolitiche autoimmuni). L’esposizione dei pazienti alle trasfusioni può essere minimizzata o addirittura eliminata ricorrendo all’uso sistematico delle strategie emoconservative. Tali strategie comprendono l’impiego di combinazioni di farmaci ed avanzate tecniche chirurgiche e anestesiologiche. Soprattutto è fondamentale un approccio multidisciplinare, con medici decisi ad evitare l’uso delle trasfusioni ed orientati a trattare ogni paziente come un caso a sé.

Pilastri fondamentali delle strategie emoconservative sono:
    * La massimizzazione della produzione eritrocitaria (eritropoietina);
    * La riduzione delle perdite ematiche (rigorosa pianificazione preoperatoria, impiego delle tecniche di radiologia interventistica, ipotensione controllata, emodiluizione normovolemica, emorecupero, uso di farmaci coagulanti ad uso topico e sistemico, utilizzazione di modernissimi strumenti chirurgici emostatici, come il bisturi ad ultrasuoni);
    * La tolleranza di bassi “triggers trasfusionali”, con una sapiente gestione intensivistica che sia in grado di ottimizzare il rapporto tra disponibilità e consumo di ossigeno per ogni tipo di paziente.
    Con l’impiego delle strategie emoconservative diverse équipes chirurgiche sono state in grado di eseguire interventi che solo venti anni fa si ritenevano impossibili senza le trasfusioni, come i trapianti di fegato. Per coordinare la ricerca in questo attraente campo della medicina moderna, un sito dell’Università di Pisa (www.med.unipi.it/patchir/bloodl/bmr.htm) da circa un decennio aggiorna, con cadenza quasi giornaliera, i medici circa le novità emergenti dalla Letteratura. L’interesse mondiale per questo tipo di studi è dimostrato dal fatto che nell’ultimo anno si sono collegati con questo sito medici di 120 nazioni. Dagli inizi del 2005 inoltre è stata fondata in Italia una nuova associazione (Associazione per la Ricerca in Strategie Emoconservative – A.R.S.E. - www.arseit.net) che si propone di divulgare mediante corsi ospedalieri e convegni gli avanzamenti delle conoscenze in questo settore.

    Dr. Lelio Mario Sarteschi
    Membro del Consiglio Direttivo dell’A.R.S.E.
    Editor del sito “Bloodless Medicine Research” dell’Università di Pisa


fonte

Questo articolo è stato pubblicato sul sito Dossier Medicina, rubrica Medicina Generale (www.dossiermedicina.it)