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"Così ho vinto l'alcol"

Da anni si cerca di fronteggiare un fenomeno sempre più diffuso e devastante
II caso di Paolo, 42 anni, che ha lottato per liberarsi dalla schiavitù


"La bottiglia aveva distrutto me e la mia famiglia"


SAN BENEDETTO - Da anni in Italia si cerca di fronteggiare la piaga dell'alcolismo, sempre più diffuso tra i giovani, e sempre più devastante come problema, viste le tragiche conseguenze che spesso ha sulla vita degli stessi giovani e sugli altri, anche a seguito degli incidenti spesso mortali causati da chi guida in stato di ebbrezza, come le cronache recenti ci hanno tragicamente ricordato.

I Testimoni di Geova, conosciuti specialmente per la loro opera di evangelizzazione, sono da sempre impegnati nel recupero di chi ha avuto seri problemi. Questo è il caso di Paolo, di 42 anni, sposato con due figli, che ha dovuto lottare molto per liberarsi dalla schiavitù dell'alcool.


Paolo, come è caduto vittima dell'alcool?

La condizione familiare non era delle migliori. I miei genitori non andavano d'accordo. La mia adolescenza trascorse rapidamente, ma non fu delle più semplici. Dopo un periodo di stabilità, questi problemi emotivi riaffiorarono e l'alcool divenne il mio rifugio. Facevo parte dei Testimoni di Geova, e i responsabili della comunità mi fecero ripetute visite per aiutarmi a prendere coscienza del mio problema, ma non volevo ammetterlo. Cercavo di ingannare me stesso negando l'evidenza. Intanto stavo rovinando me stesso da un punto di vista fisico e mentale e rendevo impossibile la vita a mia moglie e a mio figlio piccolo. Così, non avendo alcuna intenzione di smettere, fui infine espulso dalla comunità.

Come ne è uscito?

Col tempo, a poco a poco, cominciai a riconoscere che l'alcool era davvero un problema. Capii che stava danneggiando me e la mia famiglia. Ma non era facile però affrontare e abbandonare il mio vizio. Era come combattere tante battaglie, da cui ogni volta ne uscivo sconfitto. Provai a cercare di impegnarmi in cose che potessero sostituirlo, ma ricadevo sempre nello stesso errore. Ebbi varie vicissitudini che mi portarono anche a essere ricoverato in strutture sanitarie specializzate, ma senza risultati. In una occasione addirittura scappai da uno di questi ospedali senza nemmeno sapere dove andare. In un momento in cui mi sentivo sempre più solo e disperato, chiesi aiuto a uno dei pastori della congregazione dei Testimoni di Geova. Mi aiutarono a capire che non dovevo arrendermi, che potevo farcela come era capitato ad altri che ora sono liberi da questo problema. Fu molto importante per me sentire quelle parole di incoraggiamento. Praticamente mi diedero l?'impulso di tornare a combattere. Ripresi quindi a frequentare i raduni dei Testimoni di Geova, riacquistai gradualmente quella fede in Dio che avevo ormai perso. Ripresi anche a pregare e sentivo che questo mi dava la forza per combattere, soprattutto in quei momenti in cui ero tentato di bere. Infine, anche se i progressi furono lenti ed ebbi momenti critici, riuscì nel mio intento di liberarmi dall'alcoolismo.

Come è la sua vita ora?

Oggi la mia vita è molto diversa. Ho una famiglia, una moglie e due figli stupendi, che mi sostengono nei momenti difficili. Ho un lavoro che mi gratifica e soprattutto la consapevolezza di vivere senza compromessi; e sia la mia fede in Dio che la compagnia degli altri componenti della congregazione mi aiutano costantemente a vincere le battaglie quotidiane per non ricadere più vittima dell'alcool.

Cosa ti sente di dire a quanti sono vittime della malattia dell'alcol?

Posso solo dire che il vizio del bere può essere superato. Basta incontrare le persone giuste che ti aiutino e sopratutto avere una grande forza di volontà. Quello che intendo dire è che gli alcolisti spesso si nascondono dietro la malattia e non si rendono conto che ci sono le possibilità per uscirne. Io ad esempio sono uno di questi casi. L'appello che lancio a quanti oggi sono schiavi dell'alcol è di guardarsi attorno e farsi aiutare perchè, come dicevo, si può guarire. Io sono stato fortunato è vero ma posso assicurare che c'è gente pronta a darti una mano importante per uscire dal tunnel dell'alcol.

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fonte

Questo articolo è stato pubblicato sul sito Corriere Adriatico, in data 11 novembre 2007, da parte del giornalista Luciano Sgambetterra (www.corriereadriatico.it)