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Trasfusioni: Il sangue si altera dopo un giorno dal prelievo



Washington - La gran parte del sangue conservato nelle apposite banche e trasfuso ogni anno a milioni di persone, potrebbe mancare di un componente essenziale per le sue funzioni. Quasi immediatamente dopo il prelievo il sangue umano comincia a perdere ossido di azoto, un gas presente nei globuli rossi che facilita il trasporto di ossigeno ai tessuti.

E' infatti un neurotrasmettitore, che agisce sulla muscolatura liscia dei vasi sanguigni provocandone la dilatazione. A rivelarlo sono due studi condotti alla Duke University, nel North Carolina, da ricercatori che si occupano da tempo del problema della sicurezza delle trasfusioni, e pubblicati contemporaneamente sui Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas). Secondo gli americani, l'ossido di azoto nei globuli rossi e' fondamentale per l'attivita' dei globuli rossi: la loro capacita' di rilasciare ossigeno ai tessuti dipende principalmente dal modo con cui riescono a dilatare i vasi sanguigni, piu' che da quanto ossigeno trasportano. Se non possono liberare l'ossido d'azoto i vasi non si aprono e poco ossigeno arriva a destinazione. Nel primo studio, gli americani hanno valutato il contenuto di ossido di azoto legato all'emoglobina nel sangue di maiali, riscontrando che le concentrazioni di S-nitrosoemoglobina calano del 70 per cento gia' entro il primo giorno dopo il prelievo, e dell'83 per cento in una settimana. Il sangue con globuli rossi privi di ossido di azoto, ha poi effetti deleteri sul cuore degli animali, causando una sostanziale riduzione del flusso ematico: ma la perfusione cardiaca aumenta fornendo di nuovo ossido d'azoto ai globuli rossi. Questo significa che alla perdita dell'ossido si potrebbe ovviare reintroducendo la sostanza nel sangue conservato. Nel secondo studio, sono stati documentati i cambiamenti cui va incontro il sangue umano, sottoponendo a test il sangue prelevato a 15 volontari e conservato secondo gli standard richiesti dalle banche del sangue statunitensi. I primi segni di calo dell'ossido nitrico si sono resi evidenti gia' nelle prime ore dopo la raccolta, indicando che anche il sangue prelevato da poco tempo non puo' contare appieno sulla sua azione vasodilatante. L'ossido inoltre influenza la flessibilita' dei globuli rossi, che in caso di sua carenza diventano piu' rigidi e passano con difficolta' attraverso i piccoli vasi sanguigni. Negli ultimi anni, diversi studi, compresi alcuni effettuati nell'ateneo del North Carolina, avevano messo in luce che i pazienti che ricevono trasfusioni di sangue hanno una elevata incidenza di infarto, scompenso cardiaco, ictus e una maggior mortalita'. La ragione di questi esiti sfavorevoli, mai indagata a fondo, secondo i ricercatori della Duke sta proprio nel repentino calo, fin quasi alla perdita totale, di ossido di azoto, che rende i globuli rossi trasfusi incapaci di fare il proprio dovere. Il suo rilascio e la sua azione vasodilatante sono fondamentali perche' queste cellule possano arrivare ai tessuti e rilasciare ossigeno. La speranza, suffragata dai risultati ottenuti negli animali, e' che reintroduzione di ossido di azoto possa aumentare la capacita' dei globuli rossi di cedere ossigeno e dare al sangue caratteristiche piu' vicine a quelle fisiologiche.



fonte

Questo articolo è stato pubblicato sul sito Cybermed - Il Portale Europeo di Informazione Medico-Scientifica, in data 9 ottobre 2007, rubrica Cybermed News, sezione Medicina (www.cybermed.it)