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Gli obiettori di coscienza coreani non rappresentano alcuna minaccia



SEUL (COREA DEL SUD) – Il 25 ed il 26 aprile la Repubblica della Corea ospiterà l'Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) in occasione del congresso che avrà come tema "Le nuove minacce per la sicurezza - Una nuova struttura per la sicurezza". Il congresso si concentrerà sulla crescente preoccupazione in merito all'aumento delle minacce alla sicurezza mondiale, ed a tal fine è stata scelta come sede della riunione la Corea del Sud a motivo dei progressi sostenuti recentemente in merito ai diritti umani ed alla cooperazione internazionale. Nonostante ciò, ancora ad oggi questa nazione deve affrontare una sfida importante.
Proprio mentre si sta organizzando questo congresso, nelle prigioni coreane sono presenti più di 1.000 giovani che di certo non rappresentano una minaccia alla sicurezza mondiale ma nonostante questo stanno scontando pene nelle carceri non inferiori ai 18 mesi a motivo della loro obiezione di coscienza al servizio militare.

La maggioranza di questi giovani sono testimoni di Geova, i quali non desiderano affatto rimanere in prigione, gravando sulle risorse economiche della Corea, anzi desidererebbero essere cittadini attivi, produttivi, persone che possano contribuire a migliorare la vita sociale. Sono disposti a prestare il servizio civile alternativo, se questa possibilità fosse a loro disposizione. Gli effetti del loro attuale stato continueranno anche dopo il rilascio, in quanto si porteranno dietro la fedina penale derivante dall'incarcerazione, cosa che limiterà le loro possibilità d'impiego lavorativo ed alcuni loro diritti civili in futuro. Essi ubbidiscono alle autorità secolari costituite quando queste non entrano in conflitto con i princìpi biblici, come quello di "fare delle loro spade vomeri", cioè il non far uso di armi e il non imparare la guerra in nessun modo. – Isaia 2:4; Romani 13:1.

La Corea del Sud è uno Stato firmatario presso la Commissione delle Nazioni Unite per i Diritti dell'Uomo della risoluzione 1989/59, la quale dichiara: La Commissione sui Diritti dell'Uomo. . . Riconoscendo che l'obiezione di coscienza al servizio militare deriva da princìpi dettati dalla coscienza, comprese profonde convinzioni derivanti da motivi religiosi, etici, morali o simili:
1. riconosce il diritto di ogni individuo di porre obiezione di coscienza al servizio militare come esercizio legittimo del proprio diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione, come indicato nell'articolo 18 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo così come nell'articolo 18 del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici.

Attualmente ci sono circa 90.000 testimoni di Geova in Corea del Sud, ed essi chiedono riconosciuto il loro diritto alla libertà di coscienza e di religione. L'esperienza che oggi stanno vivendo gli oltre mille giovani in carcere a motivo del rifiuto di prestare il servizio militare deve essere aggiunto agli oltre diecimila cittadini coreani che hanno sofferto tali incarcerazioni per le loro convinzione religiosa a partire dal lontano 1939. Nell'ultima metà del secolo scorso, la Corea del Sud ha avuto più obiettori di coscienza in carcere che qualsiasi altra nazione nel mondo.


Situazione promettente in Corea del Sud

Dal 1939, oltre 10.000 Testimoni di Geova sono stati incarcerati in Corea del Sud a motivo dell'obiazione di coscienza al servizio militare. Nel 2004, la Corte Suprema della Corea e la Corte Costituzionale hanno esaminato alcuni casi inerenti il diritto all'obiezione di coscienza, senza però apportare alcun cambiamento. Ora un membro dell'Assemblea Nazionale ha proposto un progetto di legge che potrebbe introdurre l'opzione del servizio civile alternativo agli obiettori che ne soddisfano i requisiti.



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