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Verità: Semplice o Semplicistica?

Il film d'animazione "Ratatouille" con i vari personaggi - il topo Remy, lo chef Gusteau, il critico gastronomico Ego - costituisce lo sfondo particolare di questa metafora molto vivida sui Testimoni di Geova e i sapienti in campo accademico o spirituale




Mangiare è un bisogno.

Ma ci si può elevare.

Invece di trangugiare indistintamente ciò che nella nostra bocca si commista alla saliva divenendo così bolo, per poi deglutirlo senza che nulla sia accaduto, senza che nulla abbia solleticato le nostre papille, senza che nulla abbia stimolato i nostri sensi, possiamo soffermarci sulle caleidoscopiche evoluzioni che i sapori sono in grado di proiettare sul senso del gusto.

Con questo scopo nasce l'abilità di commistare gli ingredienti e l'arte di cucinarli in modo tale da stuzzicare, solleticare, ispirare e far godere il palato di chi gusta e solo dopo mangia.

Quest'arte si apprende per gradi. E' una passione che va coltivata e costruita attraverso la pazienza e l'esperienza.
Come in tutte le discipline nascono scuole di pensiero che veicolano e racchiudono le istruzioni e i concetti a cui s'ispirano.

Gusteau è uno chef mirabolante.
Capace d'annichilire il senso critico di fronte ad una sua creazione e capace di addomesticare il più agguerrito detrattore della sua filosofia di fronte alle evoluzioni che solo lui può far eseguire al gusto di chi si appresta a consumare un suo ricercato piatto.

Per Gusteau tutti possono cucinare.

Ed è questo assunto ad attirarsi le ire di chi ha costruito, sul pencolante impianto elitario di quest'arte, una critica in grado di distruggere o costruire la fama di uno chef.

Anton Ego è il critico per eccellenza.
L'elite in campo culinario, il giudice le cui sentenze fanno la fortuna o la sfortuna di chi si sottopone al suo verdetto ultimo e insindacabile.

In antitesi a questa visione troviamo Remy.
Remy è ciò che di più lontano possiamo immaginare parlando di buona cucina: un topo.
Un topo con un talento naturale, nato da un'innata passione per la cucina e per la filosofia di Gusteau. Remy è l'incarnazione delle teorie di Gusteau. Scontrandosi, queste ultime, con le meccaniche dominanti del sistema critico, ne sanciscono la caduta nell'oblio dell'elite culinaria ad opera del temutissimo Ego.

Dopo una catena di eventi rocamboleschi si arriva infine alla resa dei conti.
Ego VS Remy.
L'aristocrazia dell'elitario establishment nelle vestigia di Anton Ego contrapposte alla sincerità, umile e disarmante, di chi con gli schemi e le stereotipizzazioni non si vuol misurare se non a suon di fatti, o meglio, di piatti.

Ed è così che l'elaborazione di un piatto sofisticato, presumibilmente pregno di orpelli, deduttivamente artefatto oltremisura e ornato delle più variopinte e stravaganti decorazioni per la prova più severa e la critica più asperrima ricade invece sulla semplicità e l'essenza che racchiude tutto ciò che l'arte veicola: trasporto, emozione, sublimazione, vibrazione.

Ego è dapprima sconcertato dalla presunta banalità della prova che lo attende, dall'audacia mancata del piatto che è chiamato a giudicare, della temerarietà assente in quel presunto banale e de-culturato piatto mediocre che si accinge ad assaggiare. Adunco su quella che giudica ancor prima di morderla, una pietosa pietanza, è pronto a sancire la fine della carriera del suo misterioso e irriverente avversario.

Ma a questo punto qualcosa accade, qualcosa che mai si sarebbe aspettato, qualcosa di straordinario. Il gusto piano piano fa breccia sui costrutti e gli stereotipi che null'altro fanno se non classificare, catalogare, standardizzare ciò che naturalmente dev'essere libero. Rievoca in lui un remoto, atavico ricordo di innocenza, di beata e anelata spensieratezza, di attimi felici. Lo slegarsi dalle meccaniche dominanti non può che lasciare spazio all'essenza e all'eleganza della semplicità. La semplicità non è semplicistica evidenza, ma odalisca dell'essenziale e del vero. La semplicità è Verità. La Verità ammalia e affascina. Trasporta, emoziona, coinvolge, avviluppa, ammanta col suo diafano splendore e la sua illuminante sublimazione dell'anima.

Ego vuole conoscere l'artefice di tal beltà, colui che in un piatto così mediocre ha racchiuso l'essenza e la sintesi dello spirito della cucina, rendendo superflui tutti i suoi precetti e superate tutte le sue tradizioni e disarmato la sua tracotante e prosopopeica vestigia.

Saprà costui accettare che un topo è stato capace di tutto ciò?

Sapranno tutti coloro che si credono qualcuno in campo accademico o spirituale, un giorno, assaggiare la Verità e riconoscere i meriti di coloro che giudica "illetterati e comuni"?

Del resto la Ratatouille che ha così ammaliato Anton Ego era un semplice piatto di verdure fresche estive, peculiare e appannaggio di un ceto basso, miserevole: poveri contadini... ma di cosa è stato capace anche al giudizio di un palato così complesso e sopraffino?

Se non assaggi, non lo saprai mai!





- da un collaboratore -