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Il triangolo viola e l'Olocausto dimenticato




Una lista dei deportati nel lager di Auschwitz.


Fra il 1933 e il 1945 furono quasi 10 mila i Testimoni di Geova vittime del nazismo in Europa: emarginati, deportati e uccisi In vista della Giornata della memoria, la comunità religiosa si mobilita per far conoscere questa pagina di storia quasi sconosciuta

Sulla loro uniforme da prigionieri, nei campi di concentramento, erano identificati con un triangolo viola. Non erano perseguitati per ragioni politiche o per l'appartenenza a un determinato gruppo etnico, ma solo per la propria fede religiosa. La cattura e l'uccisione di migliaia di Testimoni di Geova rappresenta ancora oggi una pagina poco nota nel libro delle atrocità del nazismo. Proprio mentre si avvicina il 27 gennaio, Giornata della memoria per ricordare le vittime della Shoah, anche i Testimoni di Geova cominciano a far conoscere la loro storia e il sacrificio dimenticato di tanti confratelli sotto il regime hitleriano.

Le iniziative negli ultimi anni si sono moltiplicate. Spiega Andrea Morigi, rappresentante per la stampa dei Testimoni a Como: «Abbiamo realizzato recentemente un documentario, Testimoni di Geova saldi di fronte all'attacco nazista, che ha avuto ben 3500 proiezioni tra scuole e università e contiamo adesso di poterlo trasmettere anche su alcune tv locali. È stata allestita una mostra fotografica itinerante, visitata da circa tre milioni di persone, dalla quale abbiamo ricavato un opuscolo, con il titolo Triangolo viola. Per non parlare del nostro sito, www.watchtower.org, che mantiene aggiornata, con articoli e testimonianze, la memoria e il sacrificio di tanti confratelli».


Il libro di Matteo Pierro che
ricostruisce la deportazione
dei Testimoni di Geova.


Diversamente da altri gruppi di vittime dimenticate (come ad esempio i Sinti e i Rom, discriminati e uccisi dal regime nazista come categoria di uomini e donne «asociali»), la persecuzione dei Testimoni di Geova risulta tuttavia avere caratteristiche peculiari e uniche. I Testimoni sono stati infatti la prima comunità religiosa a essere proscritta dal regime hitleriano nella primavera del 1933. La loro presenza nei campi di concentramento appare documentata già dal 1934 e si calcola che nel 1938 erano addirittura seimila i fedeli imprigionati o internati per il loro credo religioso: molti morivano di stenti, altri dopo essere stati torturati dalle SS che cercavano di ottenere i nominativi di loro confratelli.

Rispetto ad altri prigionieri, tuttavia, gli appartenenti a questa comunità potevano ritornare liberi semplicemente firmando un atto di abiura dalla propria fede. Ma era un fatto rarissimo e proprio per questo i nazisti decidevano di combattere il loro rigore religioso, cercando di fiaccare con la violenza questo atteggiamento di resistenza passiva.

Per anni parzialmente trascurata dalla storiografia, la persecuzione contro i Testimoni di Geova comincia dunque a ritornare alla luce, anche per merito di studi organici, come quello di Matteo Pierro, pubblicato nel 2002 dalla comasca Actac edizioni, con il titolo "Fra martirio e resistenza", o quello collettaneo su "Minoranze, coscienza e dovere della memoria" (Jovene, 2001), mentre su internet un ampio spazio di approfondimento è fornito dal sito www.triangoloviola.it .

Da tutte questi fonti emerge con chiarezza anche un altro elemento inedito: il ruolo cioè che i Testimoni hanno svolto fin da subito nel denunciare con libri e stampati la barbarie nazista. Con notevole anticipo sui tempi, già nell'agosto 1933 la rivista Golden Age riportava la corrispondenza del giornalista Frederick Birchall, il quale non esitava a menzionare le migliaia di oppositori rinchiusi dietro il filo spinato dei campi di concentramento e condannati ai lavori forzati a motivo della loro opposizione. Poco ascoltata era anche la rivista Consolation che nel 1937 addirittura dava notizia di un nuovo gas venefico (l'Ott 20), prodotto in una fabbrica di Hochst, presso Francoforte, sottolineando come la sostanza era già ampiamente utilizzata nel campo di Dachau.
E ancora nel 1937 un Testimone della Svizzera, Franz Zürcher, denunciò diversi casi di persecuzione, raccogliendoli nel libro Crociata contro il cristianesimo, pubblicato a Zurigo nel 1938. Profondamente sconvolto dalla lettura di quelle pagine, Thomas Mann scrisse in una lettera: «Non posso descrivere il sentimento misto di disprezzo e di orrore che mi ha colto sfogliando queste testimonianze di una bassezza umana ineguagliabile e di una crudeltà inqualificabile. Vorremmo tacere di fronte a ciò che è impossibile qualificare, ma la nostra coscienza non ci rimprovererebbe forse questo silenzio?».

Alessio Conca



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1933 Le prime discriminazioni

Il 30 gennaio 1933, quando Adolf Hitler viene nominato cancelliere, risultano in Germania circa 25 mila Testimoni di Geova. Il 24 aprile iniziano le prime spedizioni punitive contro la Watch Tower Society, sede dei Testimoni a Magdeburgo

1935 Arresti e licenziamenti

Cominciano le persecuzioni. Il 1° aprile 1935 i Testimoni di Geova dipendenti pubblici vengono licenziati e arrestati in tutta la Germania. Essere sposato con un Testimone diventa motivo valido per ottener il divorzio. I figli dei Testimoni vengono espulsi dalle scuole



1936 Le deportazioni

Il 28 agosto si verificano arresti in massa di Testimoni di Geova in tutta la Germania: diverse migliaia sono mandati nei campi di concentramento. Il 12 dicembre i Testimoni distribuiscono clandestinamente 200 mila copie di una risoluzione adottata a Lucerna in cui si elevano proteste contro le atrocità naziste

1938 Le prime vittime

Al momento dell?invasione della Polonia, il 5-10 per cento della popolazione dei campi di concentramento è costituito da Testimoni di Geova, identificati solitamente come detenuti con il triangolo viola. La percentuale diminuisce rapidamente con l?inizio del conflitto e le deportazioni in massa di ebrei, polacchi e altri che vengono internati nei campi

1939 Lo scoppio della guerra

Il 15 settembre 1938 August Dickmann, Testimone di Geova, viene fucilato nel campo di concentramento di Sachsenhausen come primo obiettore di coscienza in tempo di guerra. Qualche giorno dopo, il 26 settembre, i Testimoni austriaci Johann Pichler e Josef Wegscheider sono giustiziati nel poligono di tiro di Salzburg-Glanegg


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La storia di un protagonista
Narciso, da Cernobbio al lager




È una delle vittime più famose della persecuzione nazista contro i Testimoni di Geova. Narciso Riet nasce il 30 settembre 1908 a Mülheim, nella regione della Ruhr, in Germania. Figlio di genitori friulani, conserva la nazionalità italiana, pur trascorrendo la giovinezza in territorio tedesco. Nel 1931 aderisce ai Testimoni di Geova, sfruttando subito la sua professione di rappresentante di commercio per tenere i contatti con i credenti di diverse nazioni. Scoppiata la seconda guerra mondiale, inizia a organizzare l?attività clandestina dei Testimoni, denunciando con forza i crimini del nazismo.

Giunto in Italia per sfuggire all?arresto, nel 1943, Riet si nasconde a Cernobbio, in una casa in piazza Santo Stefano: nei cinque mesi di permanenza sul lago di Como si adopera soprattutto traducendo dal tedesco il periodico biblico «La Torre di Guardia» e provvedendo al suo smistamento tra i fedeli dell?Italia centrosettentrionale, coadiuvato anche dalla «libera vigilata politica» milanese Maria Maddalena Pizzato, già condannata dal Tribunale Speciale Fascista a undici anni di reclusione.
Scoperto e catturato dalla Gestapo, è condotto nel campo di concentramento di Dachau, in Germania, e processato per le sue attività in «violazione delle leggi sulla sicurezza nazionale»: poco dopo Riet è riconosciuto colpevole e condannato a morte il 23 novembre del 1944. Da quella data, risulta difficile ricostruire con precisione le tappe della sua fine: alcuni Testimoni di Geova hanno riferito di averlo incontrato nel carcere berlinese di Plötzensee, dal quale però viene trasferito per essere rinchiuso nel braccio della morte del carcere di Brandeburgo. Secondo le testimonianze, tra la fine del 1944 e gli inizi 1945, è tra i novanta prigionieri che vengono trasportati a Gardelegen (un distretto di Magdeburgo) per essere fucilati.
Da quel momento di Riet e del suo destino si perdono tutte le tracce. (Al.Con.)



(Pagina originale dell'articolo)







Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano La Provincia di Como, in data 4 gennaio 2008, pag. 35, da parte del giornalista Alessio Conca, rubrica Cultura/Spettacoli (Consultabile on-line al seguente indirizzo: www.laprovinciadicomo.it);

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