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Testimoni di Geova, anche loro assistono i detenuti



IN QUESTI GIORNI il Viminale ha tracciato il bilancio semestrale sulla sicurezza e ha registrato un aumento dei "delitti predatori" cioè furti e rapine. Le statistiche indicano che repressione e pene severe, pacchetti sicurezza e indulto, non sempre hanno riformato in meglio coloro che hanno commesso reati. Per arginare il fenomeno, diverse associazioni sono impegnate nel recupero di persone che hanno commesso vari tipi di reati. Al riguardo, vorrei segnalare l'opera di assistenza che compiono i ministri di culto dei Testimoni di Geova. E' di questi giorni la notizia di un uomo di Sesto S.G. che dopo avere scontato 10 anni di carcere per omicidio e droga si è convertito ai testimoni di Geova. Lo stesso percorso in carcere è stato seguito di recente da un ex boss della malavita pugliese. Anche Il Giorno del 6/10/2004 riportava la notizia del battesimo di un recluso presso il carcere di Bollate. Nel nostro paese sono più di 700 i detenuti che sono assistiti da 453 ministri di culto, di cui 68 donne. Questa opera di assistenza è svolta gratuitamente sin dal 1976 in virtù del primo riconoscimento governativo di questa religione. I testimoni di Geova per mezzo di sedute bibliche attuano con i detenuti un programma di recupero. Inoltre, essi conoscono per esperienza diretta cosa significa essere ingiustamente reclusi perché furono spietatamente perseguiti dal regime nazista e fascista e sopportarono lunghi anni di prigionia.

Giuseppe Di Biasi




(Foto in basso: articolo originale)









Questo articolo è stato pubblicato sul quotidiano Il Giorno, in data 22 febbraio 2008, da parte di Giuseppe Di Biasi, rubrica Lettere & commenti, sezione L'opinione del lettore, pagina XX; Consultabile on line al seguente indirizzo http://inedicola.quotidiano.net (a pagamento)

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