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Alternative al sangue



I medici di un ospedale di Madrid hanno piacevolmente scoperto una interessante tendenza fra i pazienti Testimoni di Geova, i quali rifiutano le trasfusioni di sangue a motivo della loro fede: durante l'anno scorso ben 52 pazienti Testimoni hanno subito operazioni perfettamente riuscite, riguardanti trapianti dell'anca atti a rimuovere tumori esistenti, senza ricevere alcuna trasfusione. Il motivo del successo, spiegano i medici, è "un programma in plurimodalità di conservazione del sangue", attuato presso l'ospedale Universitario de la Princesa . Il programma unisce sia "alternative farmacologiche” che “strategie tecniche" al fine di prevenire la perdita di sangue, come ha riportato il dott. Marie Angeles Santos-Ampuero e quattro colleghe dell'ospedale che hanno presentato il loro rapporto ad un congresso medico a Praga.

Successi simili sono stati condivisi da medici provenienti dall'Italia, dalla Svizzera, dalla Polonia e da altre nazioni che hanno partecipato alla conferenza della Rete per l'Avanzamento delle Alternative alle Emotrasfusioni (Network for Advancement of Transfusion Alternatives - Nata). I membri della Nata hanno l'obiettivo di evitare o comunque diminuire sensibilmente l'uso delle trasfusioni di sangue nelle procedure mediche, non solo per i pazienti che rifiutano le trasfusioni ma anche per motivi di tipo finanziario e di sicurezza. Gli esperti prevedono che le tecniche alternative alle emotrasfusioni potranno essere la soluzione per il futuro.
Per esempio, James Ironside dell'università di Edinburgh ha spiegato che il sangue donato per le trasfusioni, come pure le medicine a base di derivati del sangue, possono trasmettere una variante alla malattia di Creutzfeldt-Jakob (CJD), malattia mortale che colpisce il cervello generalmente associata al mangiare la carne di mucca infetta dalla BSE . Il dott. Ironside lavora per l'Unità Nazionale della Gran Bretagna per la sorveglianza della malattia di Creutzfeldt-Jakob .
Il dott. Harvey Klein, appartenente agli Istituti Nazionali degli Stati Uniti per la Salute, ha segnalato che, basandosi sulla propria esperienza passata studiando la diffusione dell' AIDS e del West Nile Virus, il sangue donato potrebbe trasmettere questi agenti contagiosi prima ancora che gli esperti medici possano avere il tempo di organizzare programmi atti ad effettuare controlli accurati sul sangue. Klein ha spiegato che una certa quantità di sangue usato per le trasfusioni negli Stati Uniti nel periodo compreso tra il 1999 ed il 2004 aveva trasportato il West Nile Virus , provocando la morte di 87 persone ed attualmente sta continuando a spargere un agente protozoico denominato babesia in Germania.

Inoltre è stato ribadito che i costi occorrenti sono un altro fattore da considerare.
L'Istituto Svedese che si occupa dell'economia in ambito sanitario ha riportato che due unità di sangue donato necessarie per una trasfusione costano centinaia di euro di più rispetto ai costi preventivati per le alternative alle emotrasfusioni, come il recupero del sangue o la trasfusione autologa del proprio sangue nel paziente.
Similmente, i ricercatori all'Università di Saragozza in Spagna hanno sperimentato che un programma atto al salvataggio del proprio sangue per pazienti anziani che hanno subito fratture all'anca ha ottimamente tagliato i costi di necessari per le trasfusioni del 23%. Ad esaminare i costi da un altro punto di vista sono stati i ricercatori dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, i quali si domandano come potrebbero permettersi i paesi in via di sviluppo i programmi sempre più complessi di selezione e controllo del sangue donato, che sono invece comuni nei paesi più ricchi.
Di parere diverso sono stati i medici della Repubblica Ceca, i quali dicono che, malgrado un certo successo derivante dai trattamenti a base di farmaci in luogo delle trasfusioni, "la strada per un uso sistematico ... delle alternative alle emotrasfusioni è ancora lunga". Altri esperti hanno spiegato alcuni lati negativi nell'uso dei liquidi utilizzati per ripristinare il volume della massa circolante di sangue nell'organismo, i quali possono essere usati al posto del plasma sanguigno, ed il bisogno di maggiori ricerche riguardo l'uso di farmaci speciali adatti alla stimolazione di una produzione naturale del corpo di cellule di globuli rossi.

Incoraggianti nei confronti dei medici e delle loro ricerche sono stati i Testimoni di Geova, i cui esperti hanno pure partecipato alla conferenza.
Mark Sanderson, un mediatore fra i medici ed i pazienti Testimoni negli Stati Uniti, ha citato il numero in costante crescita di programmi atti alla conservazione del sangue come una evidente prova di un nuovo atteggiamento della classe medica nei confronti delle trasfusioni.
Sanderson ha spiegato che la scarsità di sangue donato, il peso dei fattori economici e dei dubbi legati alll'efficacia stessa delle emotrasfusioni avevano contribuito all'apertura di questi nuovi programmi nei centri medici degli Stati Uniti. Inoltre ha riferito che diversi medici che prima si opponevano alla posizione dei Testimoni di Geova ora stanno cambiando idea dopo aver esaminato i risultati conseguiti dalla ricerca che sottolineano i benefici delle alternative alle trasfusione di sangue.
"Molti medici hanno detto che venivamo da due differenti correnti di pensiero (in merito all'argomento ‘sangue')", ha raccontato Sanderson, "ma abbiamo convenuto su questo stesso punto". – Sapa-DPA.



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