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I medici prendono a cuore il sangue riciclato

Un sistema per riciclare il sangue del paziente durante un intervento

a cura di TIMOTHY ALEX AKIMOFF
Statesman Journal

9 marzo 2007


Fuori dalla scatola ha l’aspetto di una piccola borsa di plastica di quelle che si possono riempire d’acqua quando si va in campeggio. Ma per otto minuti nel corso di un intervento a cuore aperto, l’Hemobag dall’aspetto così ingannevolmente semplice è uno strumento altrettanto vitale quanto le mani del chirurgo. Dopo esser stato riempito di sangue così rosso da sembrare una mela candita, l’Hemobag viene sospeso in cima alla macchina cuore-polmone.

Piccoli tubi che conducono ad un emoconcentratore – che funziona come un rene – prendono tutto il sangue, lo fanno scorrere attraverso il filtro dove perde liquidi come i fluidi IV, prima di restituirlo all’Hemobag in una forma concentrata.

E’ ora perfetto per il paziente al quale si suturerà il torace per poi mandarlo all’Unità di Terapia Intensiva perché si ristabilisca. Il migliore è il sangue del paziente stesso.

“Non mi entusiasma affatto l’idea di assumere sangue da una fonte sconosciuta” ha affermato Ken Hector, di Silverston, che ha recentemente subìto un intervento di 4 bypass al Salem Hospital.
Hector, come 499 altre persone che sono state sottoposte a cardiochirurgia al Salem Hospital da quando il team cardiaco ha iniziato ad utilizzare l’Hemobag due anni e mezzo fa, non si era reso conto di quello che faceva per lui quella piccola sacca che non si nota. Ma d’altra parte i pazienti della cardiochirurgia spesso hanno molto cui pensare prima dell’intervento.

“La tecnologia è davvero fantastica”, ha esclamato Hector. “E’ grandioso essere in grado di fare quello che facciamo. Il sangue contaminato ha sempre costituito un problema, ma penso che sia stato in gran parte superato. E’ rimosso ogni rischio aggiuntivo”.

I benefici dell’Hemobag possono essere visti più facilmente da chirurghi e infermiere durante la “golden hour”, quel cruciale periodo di tempo subito dopo l’intervento.

“Ero solito assistere il paziente per 45 minuti o un’ora dopo l’intervento finché le sue condizioni non si fossero stabilizzate”, ha dichiarato il Dott. William Shely, chirurgo cardiotoracico al Salem Hospital. “Questo riduce il bisogno di trasfusione e i rischi di esposizione al sangue. Rende più stabili le condizioni del paziente ed è più facile prendersene cura”.

Mentre diversi studi hanno tentato di dimostrare la capacità dell’Hemobag di migliorare la coagulazione e la conservazione del sangue durante la golden hour subito dopo l’intervento, è più difficile vedere altri benefici a lungo termine.

“E’ difficile dimostrare se sia diminuito il periodo di tempo che il paziente trascorre in ospedale dopo l’intervento”, ha dichiarato il Dott. Shelly.

Prima che il team di cardiochirurgia del Salem Hospital cominciasse ad usare l’Hemobag, il modo migliore per accumulare il sangue umano durante l’intervento era costituito da un dispositivo chiamato economizzatore cellulare o lavacellule. Il sangue veniva raccolto e ripulito di molti degli elementi che possono essere maggiormente di aiuto nella riabilitazione. Elementi come piastrine, essenziali proteine del sangue e fattori di coagulazione, interi elementi di tutto il sangue venivano lavati via.

“L’Hemobag fa in meno di dieci minuti quello che i reni impiegherebbero ore a fare”, ha dichiarato Scott Beckmann, perfusionista del reparto di chirurgia cardiovascolare. Durante un movimentato intervento a cuore aperto, qualcuno definisce Beckmann e un altro perfusionista pastori del sangue. Ed è quello che sono, mentre gestiscono il sangue del paziente nel corso di un intervento che dura ore.


KOBBI R. BLAIR | STATESMAN JOURNAL
Scott Beckmann (destra) attacca un Hemobag alla macchina cuore/polmone durante un intervento a cuore aperto martedì al Salem Hospital. Il procedimento di 10 minute permette ai pazienti di riavere il loro proprio sangue, riducendo la necessità della trasfusione e migliorando il tempo di recupero nella prima ora critica dopo l'intervento.



I perfusionisti stanno dietro la macchina cuore-polmone monitorando schermi sui quali appaiono numeri che cambiano in continuazione. Durante la procedura di 8 minuti dell’Hemobag, si muovono come chi pratica le arti marziali, spostandosi abilmente tra tubi di sangue cremisi, massaggiando l’Hemobag per ottenere un sangue concentrato ben miscelato da restituire al paziente.

Solitamente, in media, viene restituito al paziente un litro di sangue concentrato, secondo Beckmann. Di solito se ne danno tre volte tanto quando si utilizza altro sangue. Il team di cardiochirurgia del Salem Hospital è l’unico nel Nordovest che utilizza l’Hemobag. E, secondo un portavoce del Global Blood Resources LLC, la compagnia che produce l’Hemobag, proprio il numero di interventi eseguiti utilizzando l’Hemobag rende il team leader nazionale riconosciuto nell’utilizzo della tecnologia.

Nonostante la nuova tecnologia e il suo effetto su pazienti sottoposti a cardiochirurgia, c’è ancora un enorme bisogno di donazioni di sangue. A parte il significativo miglioramento dei tempi di recupero in pazienti sottoposti ad interventi al cuore, l’Hemobag può avere un impatto persino maggiore su un’intera comunità.

“La nostra posizione rispetto al sangue è fondamentalmente non negoziabile”, ha dichiarato Bradley Dean, ministro e membro del comitato sanitario dei Testimoni di Geova. “La Bibbia dice di non mangiare sangue”. E assumere prodotti del sangue è analogo a mangiare sangue, ha affermato Dean.

I Testimoni di Geova non assumono neppure il loro proprio sangue se è rimasto fuori dal corpo per un lungo periodo. Il principio viene dalla Bibbia, nella quale si afferma che il sangue perso deve solo essere versato per terra.

Le procedure chirurgiche per i Testimoni di Geova possono comportare un processo complicato durante il quale essi devono recarsi in centri medici che praticano interventi senza l’uso di sangue proveniente dalle banche del sangue o predonato. L’Hemobag offre una soluzione che può interessare i Testimoni di Geova, benché Dean abbia dichiarato che si tratta di una decisione strettamente personale del singolo individuo.

“Fondamentalmente la Bibbia non si esprime in merito alle macchine”, ha affermato Dean. “Abbiamo una descrizione teologica del sangue che guida l’utilizzo di qualsiasi macchina o tecnologia”. Dean ha dichiarato che il comitato delle relazioni dei Testimoni di Geova e i medici del Salem Hospital hanno parlato molto dell’Hemobag. “Ma non sono ancora a conoscenza di un Testimone di Geova che sia stato operato utilizzando l’Hemobag”, ha dichiarato Dean.

I medici sostengono che a 500 persone cui è stato aperto il torace, e il cui respiro e funzioni cardiache sono stati regolati da macchinari al Salem Hospital, l’Hemobag ha offerto una migliore opportunità di ripresa semplicemente perché essi assumono il loro proprio sangue.

“Se non si utilizza sangue proveniente da un’altra fonte il corpo ha più tempo per riprendersi”, ha dichiarato Beckmann. “Se si restituisce il proprio sangue non si verifica una risposta infiammatoria, e questo è di beneficio alla persona per tutta la vita”.

takimoff@StatesmanJournal.com o (503) 399-6750



fonte

Questo articolo è stato pubblicato sul sito statesman Journal, in data 9 Marzo 2007, da parte del giornalista Timothy Alex Akimoff, rubrica News (http://www.statesmanjournal.com)

© Traduzione a cura della Redazione Cristiani Testimoni di Geova .net