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Donati gli organi dell’operaio, il primo nella comunità di Geova



La decisione dei familiari dell’operaio vittima di morte bianca, dopo un consulto tra confratelli. Il via libera che ha reso possibile l’espianto non ha precedenti per la confraternita religiosa.

Di redazione


Autorizzato l’espianto degli organi per G.A., operaio 62enne vittima di un incidente sul lavoro avvenuto in un cantiere di Angri. Dopo quattro giorni di agonia l’uomo era deceduto nella giornata di ieri. La sua morte ha regalato la vita ad altre persone: i suoi familiari, infatti, hanno acconsentito alla donazione degli organi. La scelta era particolarmente difficile, perchè la famiglia professa la religione dei Testimoni di Geova, i cui precetti proibiscono i trapianti. [La Bibbia non vieta i trapianti e per questa ragione i Testimoni di Geova decidono in base alla propria coscienza, N.d.R.] Per vincere le riserve la moglie ed i quattro figli dell’uomo hanno chiesto di interpellare qualche loro confratello più autorevole ed esperto, ed alla fine hanno deciso di acconsentire alla donazione degli organi del familiare.

Le condizioni dello sfortunato operaio erano state considerate gravissime dal suo arrivo in ospedale, fino alla morte cerebrale, Il monitoraggio previsto dalla legge è iniziato alle ore 14 del pomeriggio di ieri ed è terminato alle ore 20. Quando il magistrato di turno presso la Procura della Repubblica di Nocera Inferiore, dr. Giancarlo Russo, disponeva la liberazione della salma, ponendola a disposizione dell’equipe dei prelievi, si attivava la macchina organizzativa per gli espianti, diretta dal dr. Luigi De Chiara, con la collaborazione dell’anestesista Germana Lambiase, del tecnico di laboratorio Carla Formisano, e del dr. Ettore D’Aniello, psicologo. Le operazioni hanno avuto inizio alle ore 24 di sabato per concludersi alle ore 5 della domenica.

L’incidente che ha tolto la vita a G.A. era avvenuto lo scorso 22 aprile, all’interno del cantiere per la costruzione della palestra della scuola media “Don Enrico Smaldone” sita in via Stabia ad Angri. L’autista, nato a Scafati ma residente a S. Giuseppe Vesuviano (Napoli), era caduto dalla sua betoniera, da un’altezza di tre metri, mentre stava sistemando alcune arnesi sul mezzo. Le sue condizioni erano apparse subito gravi. Prontamente soccorso, l’uomo venne trasportato all’ospedale di Scafati, ma per la gravità delle ferite riportate venne trasferito all’ospedale Umberto I di Nocera Inferiore, dove fu sottoposto ad un delicato intervento chirurgico al cranio presso il reparto di Neurochirurgia. Poi era passato in rianimazione, dove, dopo quattro giorni è sopraggiunta la morte.



fonte

Questo articolo è stato pubblicato sul sito "Colonna Rotta", in data 27 aprile 2008, rubrica "Attualità" (www.colonnarotta.it)