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Decisione storica del Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite sul diritto dell'obiezione di coscienza



Il Comitato per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha approvato una decisione storica in merito al diritto all'obiezione di coscienza quando stava esaminando le individuali proteste di due Coreani obiettori di coscienza alla sua 88a sessione in ottobre/novembre 2006.

Nel prendere la sua decisione, il Comitato per i Diritti Umani ha concluso che la repubblica della Corea ha violato il diritto di libertà di pensiero, coscienza e religione come è garantito dall'articolo 18 dell'ICPR (patto internazionale sui diritti politici e civili) quando ha negato ai due richiedenti il loro diritto all'obiezione di coscienza.

Esaminiamo un po' il contesto: La Corea del Sud non riconosce il diritto all'obiezione di coscienza. Il 15 Luglio 2004 la corte suprema della Corea del Sud ha decretato che per loro non c'è diritto all'obiezione di coscienza, ed il 26 Agosto 2004 la corte costituzionale è pervenuta ad una simile conclusione in un diverso caso (vedi Co-update n.1, settembre 2004). Con queste due decisioni, il percorso legale nella Corea del Sud è stato chiuso.

I due casi che sono stati portati all'attenzione del Comitato per i Diritti Umani erano due casi di Testimoni di Geova obiettori di coscienza. In entrambi i casi è stata emessa una sentenza che prevedeva 18 mesi di prigione per aver rifiutato il servizio militare, ed in entrambe le sentenze sono state confermate dalla corte suprema nella sua decisione del 15 luglio 2004.

Il Comitato per i Diritti Umani usa la sua decisione per far luce sulla confusione che c'è in merito alla questione del diritto all'obiezione di coscienza:

Il comitato "rileva inoltre che l'articolo 8, paragrafo 3, del patto esclude dal campo di applicazione del "lavoro forzato o imposto", che sono vietati, "qualsiasi servizio di carattere militare e, nelle nazioni dove l'obiezione di coscienza è riconosciuta, qualsiasi servizio nazionale richiesto per legge degli obiettori di coscienza". Ne consegue che l'articolo 8 del patto non riconosce né esclude il diritto all'obiezione di coscienza. Quindi, la presente asserzione deve essere esaminata unicamente alla luce dell'articolo 18 del patto, la cui comprensione si sviluppa così come quella di qualsiasi altra garanzia del patto nel corso del tempo in vista del suo testo e scopo. "Questo chiarimento era necessario perché esattamente questo argomento è stato usato dalla commissione sui diritti umani inter-americana nel suo giudizio del 10 marzo 2005 su di un caso di un obiettore di coscienza del Cile (vedi co-update n.13, settembre 2005). In questa decisione, la commissione ha scritto: "In breve, e come sarà qui esaminato in modo conciso, la giurisprudenza internazionale per i diritti umani riconosce lo status degli obiettori di coscienza nelle nazioni che prevedono questo status nelle loro leggi nazionali. Nelle nazioni che non lo prevedono, il corpo internazionale per i diritti umani verifica che non ci sia violazione di diritto di pensiero, coscienza o religione".

Il Comitato per i Diritti Umani, ha pure ricordato la sua dichiarazione generale 22, "quello di costringere una persona ad usare la forza letale, sebbene questo uso possa essere seriamente in conflitto con i requisiti della sua coscienza o del suo credo religioso, ricade nell'ambito dell'articolo 18. Il comitato sostiene, in questo caso, che il rifiuto degli imputati al servizio obbligatorio era una diretta espressione del loro credo religioso, che è incontestato dove è espresso genuinamente. La sentenza, di conseguenza, ammonta ad una restrizione sulla loro facoltà di manifestare la loro religione o il loro credo. Questa restrizione deve essere giustificata nei limiti permessi descritti nel paragrafo 3 dell'articolo 18, cioè che ogni restrizione deve essere prescritta dalla legge e deve avere necessariamente lo scopo di proteggere la pubblica sicurezza, ordine, salute o morale o i diritti fondamentali e la libertà altrui. Comunque, questa restrizione non deve compromettere l'essenza stessa del diritto in questione".

Il comitato osserva che sotto la legge dello stato non c'è una procedura di riconoscimento per l'obiezione di coscienza contro il servizio militare. Lo stato asserisce che questa restrizione è necessaria per la pubblica sicurezza, al fine di mantenere le sue capacità difensive e per preservare la coesione sociale. Il comitato prende nota dell'argomento nel contesto particolare della sicurezza nazionale, come pure delle sue intenzioni di agire sulla base del piano per le obiezioni di coscienza disposto dalla commissione nazionale per i diritti umani. Il comitato inoltre osserva che un crescente numero di quegli stati che si uniscono al patto che hanno mantenuto il servizio militare obbligatorio hanno introdotto delle alternative al servizio militare, e asserisce che gli stati partecipanti hanno fallito nel mostrare quale speciale svantaggio avrebbe comportato per loro far rispettare pienamente i diritti indicati dall'articolo 18. Per quel che riguarda la questione della coesione sociale e l'eguaglianza, il comitato considera che il rispetto da parte dello stato per il credo e le manifestazioni religiose di per se è un fattore importante nell'assicurare coesione e pluralismo nella società. Similmente osserva che è possibile in teoria ed in pratica, ideare alternative al servizio militare obbligatorio che non erodono le basi del principio di coscrizione ma rendono un buon servizio sociale equivalente e mantengono una equivalente richiesta verso l'individuo, eliminando le inique disparità tra coloro che prestano il servizio militare obbligatorio e coloro che sono impiegati in servizi alternativi. Il comitato, sulla base dell'articolo 18, paragrafo 3 del patto, considera che gli stati non hanno dimostrato che nel caso in questione la restrizione sia un provvedimento necessario".

In conclusione, la commissione per i diritti umani, "agendo ai sensi dell'articolo 5, paragrafo 4, del protocollo facoltativo del Patto internazionale relativo ai diritti civili e politici, ha concluso che i fatti così come rilevati dalla commissione, costituiscono una violazioni da parte della Repubblica di Corea di cui all'articolo 18, paragrafo 1, del Patto.

In armonia con l'articolo 2, paragrafo 3 (a), del Patto, lo Stato ha l'obbligo di fornire agli autori un mezzo di ricorso efficace, tra cui il compenso. "Lo Stato ha l'obbligo di evitare simili violazioni del Patto in futuro".

In effetti, ciò significherà che la Corea del Sud dovrà provvedere a soddisfare il diritto degli obiettori di coscienza, al fine di evitare future violazioni dell'articolo 18, paragrafo 1.

La decisione è molto importante anche per altri paesi. Mentre nel passato il comitato per i diritti umani ha chiesto di routine agli altri stati di introdurre il diritto all'obiezione di coscienza dove non esisteva, non vi è stata una decisione su un caso individuale. La decisione sui due casi della Corea del Sud stabilisce un importante precedente, che può essere usato anche da obiettori di coscienza di altri paesi. Si può solo sperare che la commissione inter-americana per i diritti umani correggerà in un prossimo futuro la sua decisione sul Cile del 2005, che non è in linea con la veduta del comitato per i diritti umani, e che anche la Corte Europea dei diritti umani possa nel futuro decidere su un caso di obiezione di coscienza sui diritti degli obiettori di coscienza.



Riportiamo di seguito una recente lettera aperta di Amnesty International, rivolta al presidente della Corea del Sud, la quale evidenzia le gravi oppressioni governative esercitate anche sui Testimoni di Geova presenti nel paese.

Corea del Sud: Lettera aperta al presidente della Corea del Sud

Obiettori di Coscienza


Ci sono circa 733 obiettori di coscienza in prigione, molti dei quali sono Testimoni di Geova. Coloro che rifiutano di sottoporsi al servizio militare obbligatorio sono incriminati dalla corte civile per violazione della legge sulla leva.
Il ministro della difesa nazionale ha formato un gruppo, che ha iniziato a incominciato a predisporre iniziative per offrire l'alternativa del servizio civile. Comunque, Amnesty International è molto preoccupata in relazione al fatto che queste alternative prevedono un periodo di servizio più lungo rispetto al servizio militare e precludono agli obiettori di coscienza la possibilità di ricoprire un incarico in un pubblico ufficio nel futuro.
L'organizzazione chiede a voi ed al vostro governo di rilasciare tutti gli obiettori di coscienza ed a variare la proposta affinché la durata del servizio civile alternativo non sia superiore a quella prevista per la leva obbligatoria e non precluda agli obiettori di coscienza posizioni negli uffici pubblici in futuro.

Fonte




Inoltre segnaliamo l'esperienza narrata da Testimoni di Geova della Corea del Sud, pubblicata tempo fa, dove descrivono le condizioni disumane subite da parte del governo. A testimonianza del fatto che le condizioni per i cristiani del posto, non sono mai migliorate.






{Note a cura della Redazione Cristiani Testimoni di Geova.net}




La penisola coreana si estende verso l'arcipelago giapponese, e chiude a SO il grande bacino del Mar del Giappone, divisa fra la Corea del Nord o La Repubblica Democratica Popolare di Corea (comunista e filocinese) e la Corea del Sud o Repubblica di Corea (capitalista e filostatunitense), due nazioni diversissime e a lungo molto ostili.
Si considera un paese singolo, nonostante le divisioni politiche.
La Corea del Nord condivide con la Corea del Sud una forte eredità buddista e confuciana oltre a una storia recente di movimenti cristiani e Chondogyo.


Rapporto dall'annuario 2008: Repubblica della Corea del Sud

Popolazione: 48.456.000
Proclamatori: 94.862
1 Proclamatore su: 511
2007 Media Proclamatori: 94.066
Percentuale d'aumento: 2%
Battezzati anno 2007: 3.055
Numero di congregazioni: 1.402
Media Studi biblici: 62.129
Presenti Commemorazione: 142.222



fonte

L'articolo "Decisione storica del comitato per i diritti umani delle nazioni unite sul diritto dell'obiezione di coscienza" è stato pubblicato sul sito "War Resisters' International", n° 27 Febbraio/Marzo 2007, rubrica "Publications", sezione "CO Update" (http://wri-irg.org)

L'articolo "Corea del Sud: Lettera aperta al presidente della Corea del Sud" è stato pubblicato sul sito "Amnesty International", in data 5 marzo 2008, da parte di Irene Khan - Segretario generale, rubrica "Library" (www.amnesty.org)

© Traduzione a cura della Redazione Cristiani Testimoni di Geova .net