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Sempre più credenti detenuti in Eritrea



Afrol News, 3 giugno – La dittatura più brutale dell’Africa, l’Eritrea, ha proseguito la propria spedizione di arresti senza misura con la detenzione di oltre 34 cristiani mentre erano radunati e pregavano in una casa privata a Keren lo scorso mercoledì. Keren è la terza città più grande della nazione, a circa 200 chilometri a nord-ovest della capitale, Asmara.

La brutale azione repressiva del governo sui protestanti indipendenti inizia nel 2002, quando le chiese erano state chiuse e le congregazioni che si radunavano nelle case private erano state messe al bando. Il governo dell’Eritrea riconosce solo l’Islam, praticato dalla metà della popolazione di circa 3,6 milioni, ed altre tre religioni ovvero la chiesa Ortodossa Eritrea, la chiesa Cattolica e la chiesa Luterana.

I rapporti stilati dall’agenzia di stampa con base negli Stati Uniti 'Compass Direct News' rivela che la congregazione di evangelici "Berhane Hiwet" [Luce della Vita, N.d.T.] è stata attaccata dalla polizia che contava di 24 uomini e 10 donne. Le donne sposate sono state trasferite al Confine Militare di Adi-Abyto il giorno seguente. Gli arresti di mercoledì seguono gli arresti del 24 maggio di 25 cristiani Protestanti i quali sono stati successivamente incarcerati dagli ufficiali di sicurezza al Centro Militare di Wi'a.

Membri dei Pentecostali, Testimoni di Geova, evangelici indipendenti ed un gruppo di membri della chiesa Ortodossa riformata dell’Eritrea erano stati precedentemente torturati, perseguitati e soggetti a condizioni di estrema temperatura e senza accesso alla famiglia semplicemente per non aver scelto di seguire le quattro principali religioni sottoscritte dal regime. Le azioni crudeli del governo hanno ricevuto una leggera resistenza da parte dei cittadini che sembrano soccombere alle regole di ferro.

Un rapporto del governo degli Stati Uniti sulla "Libertà Religiosa Internazionale" pone la riflessione sul fatto che i cittadini generalmente sono stati tolleranti nei confronti degli altri nella pratica della loro religione, con l’eccezione delle attitudini della società verso i Testimoni di Geova ed i gruppi Pentecostali. Il governo richiede ai cittadini di svolgere il servizio nazionale nelle forze militare o di affrontare il carcere, ma non ha avuto programmi per un servizio alternativo che permetterebbe ai Testimoni di Geova e ad altri la cui fede preclude il servizio limitare di soddisfare il requisito. Alcuni individui, che vedevano il mancato svolgimento del servizio militare come un segno di slealtà, hanno incoraggiato violenze contro questi gruppi religiosi e hanno quindi riferito le loro attività al governo.

L’Eritrea non è nuova rispetto alle violazioni dei diritti umani. Lo scorso anno, un rapporto di un’agenzia per l’osservatorio dei diritti con base a Parigi, ‘Giornalisti senza Frontiere’ (RSF) ha classificato le 48.489 miglia quadrate [ca. 126.071 km quadrati, N.d.T.] della nazione come quelle in cui c’è la peggiore libertà di stampa nelle 169 nazioni di tutto il mondo. Il rapporto ha evidenziato come le agenzie di stampa di proprietà privata sono state messe al bando dal Presidente autoritario Isaias Afeworki. I pochi giornalisti che osano criticare il regime, stando al rapporto, sono stati spediti ai campi di prigionia.

I resoconti hanno citato il Presidente Afeworki mentre nega che diversi pastori Protestanti imprigionati stavano per affrontare accuse di tradimento. Il dottore Kifle Gebremeskel e Haile Naizghi ed il Pastore Tesfatsion Hagos della Chiesa Evangelica di Rema sono tenuti agli arresti dal maggio 2004.

La 'Compact Direct News' riferisce la smentita del Presidente Afwerki in merito alla persecuzione religiosa definita come "falsa asserzione, esagerazione ed invenzione senza fondamento".


Da parte del giornalista


Aggiornamento sulla situazione del fratello Tekle Tesfai



Siamo grati e riconoscenti per la risposta di tutto il mondo riguardo all'azione di petizione del HRWF [Diritti Umani senza Frontiere, N.d.T.] per rafforzare il fratello Tekle Tesfai.

L'azione di petizione è ufficialmente chiusa.

La situazione del fratello Tekle Tesfai (73 anni) non è cambiata. E' possibile mandare un messaggio a: webmaster@ttfoundation.org.

La fondazione Tekle Tesfai vuole ringraziare tutti i partecipanti, HRWF International e specialmente il Dott. Willy Fautré per tutto l'aiuto ed il supporto necessario.

Fonte


La vicenda di Tekle Tesfai:

- 3 dicembre 2005: Eritrea: 22 testimoni di Geova imprigionati, il più anziano ha 72 anni

- 7 marzo 2006: Aggiornamento situazione Tekle Tesfai

- 26 maggio 2006: Un anno dopo: Aggiornamento situazione Tekle Tesfai





{Note a cura della Redazione Cristiani Testimoni di Geova.net}




Eritrea, stato dell'Africa orientale bagnato a est dal Mar Rosso e confinante a sud-est con Gibuti, a sud e a ovest con l'Etiopia, a nord e a nord-ovest con il Sudan. Circa la metà degli abitanti professa il cristianesimo copto e parla il tigrino, mentre l'altra metà è divisa in numerosi gruppi etnici ed è costituita da musulmani. Nel 1941 l'Eritra divenne ufficialmente colonia della Gran Bretagna, dopo essere stata dal 1° gennaio del 1890 una colonia Italiana. Nel dopoguerra l'Eritrea venne annessa all'Etiopia e guadagnò la sua indipendenza dopo una lunga guerra combattuta fra il 1961 e il 1991. La costituzione, adottata nel 1997, sancisce un regime di repubblica presidenziale con parlamento monocamerale; tuttavia il processo di ratifica della carta fondamentale risulta interrotto da quando, il 28 maggio 1998, l'apertura di ostilità con l'Etiopia ha indotto il governo a proclamare lo stato di emergenza.


Rapporto dall'annuario 2008: Eritrea

In Eritrea la Congregazione Cristiana dei Testimoni di Geova non è riconosciuta legalmente.

Le autorità governative, attraverso leggi molto ferree e l'uso della forza, opprimono con repressione violenta tale organizzazione religiosa.
I Testimoni di Geova presenti nel territorio sono costretti a vivere clandestinamente la loro fede e, se scoperti, subiscono soprusi di ogni genere, comprese percosse fisiche e psicologiche oltre a interminabili detenzioni in condizioni quasi disumane.
Tutto ciò, nonostante i Testimoni di Geova professino semplicemente gli insegnamenti di Cristo Gesù esposti nella Sacra Bibbia e vivano in pacifica armonia nella comunità in cui risiedono dove praticano quotidianamente il comandamento cristiano dell'amore per il prossimo come se stessi.

In tutto il mondo, questa comunità cristiana è nota per l'assolvimento diligente del pagamento di tutte le tasse e tributi richiesti, nonché la loro sottomissione a tutte le leggi dello Stato, purché non confliggano con l'adorazione religiosa.
Purtroppo, questo governo, continua in questa attività proscrittiva quasi indisturbatamente, nonostante sia evidente che tali azioni violino palesemente i principi universalmente riconosciuti relativamente alla fondamentale libertà dell'uomo, libertà di idee, di opinione, di parola, di religione, così come sancito dagli articoli 1-3-9-18-19 della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani.

In attesa dell'intervento risolutivo di Geova, auspichiamo che possa essere al più presto 'stabilita legalmente' (Filippesi 1:7) l'attività religiosa dei Testimoni di Geova dell'Eritrea.



fonte

Questo articolo è stato pubblicato sul sito "Afrol News", in data 3 giugno 2008, sezione "North Africa", rubrica "Eritrea" (www.afrol.com)

© Traduzione a cura della Redazione Cristiani Testimoni di Geova .net